Google+ corteggia le Brand: arrivano le Pages

Sono arrivate le Google+ Pages: i brand entrano nelle cerchie delle persone senza la minaccia di essere cancellate:

Google annuncia questa novità come la possibilità di inserire nella nostra esperienza sul social network anche le organizzazioni con cui noi veniamo a contatto: i bar, le brand, le organizzazioni umanitarie.

In pratica, se prima sul social parlavamo con Mario e Giovanna del nostro ristorante preferito, ora potremo parlare direttamente con il ristorante preferito di Giovanna e Mario.

Le Brand – sostiene Google – fanno parte della nostra vita e dunque un social network  replicare questa situazione:

I brand che hanno già aperto delle pagine dul social della grande G sono:

Aprire un profilo è naturalmente molto semplice: è molto simile a Facebook. Scegli luogo, tipo di azienda e inserisci velocemente alcuni dati. In pochi minuti è fatta.

Una funzionalità particolare di questo social è naturalmente l’integrazione col prodotto di punta di casa G: il Direct Connect. In pratica, direttamente dalle richerche organiche sarà possibile inserire il segno + seguito dal nome della brand. Per ora questa funzionalità è limitata. E in effetti con molte pagine non ha ancora funzionato.

Gli altri ingredienti che ci aspettiamo da Google+ sono la pubblicità: per ora il centro di tutto è il pulsante +1 cucinato in diverse salse. Probabilmente presto arriveranno ulteriori proposte, per ora ci sono queste proposte: gratuite. E sottolineo, gratuite! Gli users sono circa 40 milioni, ma la verità è che per ora non molti lo usano anche se ufficialmente questi dati non sono ancora stati svelati.

L’altro ingrediente che fa di Google un social network per le aziende è la misurazione: ed ecco l’integrazione di Google Analytics nelle pagine. Questo in casa Google non è mai stata un problema. E’ un dato interessante: non dimentichiamo che il SEO è il regno di Google e dunque la visibilità delle ricerche per le pagine “di casa” Google sarà certo più ampio.

Il panico dei social media strategist è già udibile. Integrare o non integrare G+ nei propri budget.

Voi che ne pensate?

 

The best class: concorso per classi creative

“I ragazzi di oggi sono svogliati e pensano solo ai videogiochi”. “Ah, si studiava davvero quando andavo a scuola io, mica adesso!”. “I ragazzi ormai con tutto questo Internet hanno perso la fantasia!”. Insomma sono tanti i luoghi comuni che girano sul conto dei nostri poveri diciottenni. Ma siamo sicuri che sia tutto vero? Siamo certi che Internet faccia perdere la creatività ai ragazzi, invece di stimolarla? Quando abbiamo inventato “The best class” la nuova iniziativa sostenuta da Citroen a favore delle quinte classi delle scuole superiori, noi eravamo convinti di no. E più o meno come si disse in Star Trek: “C’è della creatività nelle giovani menti italiane”. Scommettiamo? Noi proponiamo un modo per premiare i gruppi scolastici più creativi e divertenti: le classi che raccoglieranno la sfida lanciata da Citroen, il brand della Créative Technologie, debbono iscriversi su Facebook al concorso. Basta andare qui alla pagina Facebook di Citroen Italia, dove trovate la TAB “The best class”.

Le scuole si cimenteranno in “compiti digitali” (creazioni di immagini, composizioni di gallery, audio, video), facendosi poi votare sui social network. Spargere la voce nella rete diventa dunque un trucco fondamentale per vincere. Se volete qualche spunto potete guardare qui dove già parlavamo di gare e di passaparola online.

Ma chi può partecipare a “The best class”? I famosi diciottenni “senza fantasia”, ovvero gli alunni delle classi quinte delle scuole superiori, pubbliche e private, iscritti per l’anno scolastico 2011/2012 con tutta la loro classe. Più voti/like ricevono, più probabilità hanno di proseguire nel gioco. Le iscrizioni sono aperte fino al 10 dicembre 2011. I compiti – segreti come le tracce per la maturità – verranno assegnati dal 5 dicembre.

Nella prima fase, la gara è “tutti contro tutti”: dal 2 gennaio, le 32 classi che superano la prima selezione di qualificazione, si affronteranno in una grande gara di creatività, basata su sfide testa a testa ad eliminazione diretta. Negli incontri diretti la classe che riceve più voti vince e conquista la fase successiva.I premi sono molteplici e molto ricchi: per ogni gradino superato, c’è un premio, fino al premione! Di che parlo? Del sogno di ogni ragazza o ragazzo alla soglia dei 18 anni: il corso per la patente! Ma non mancherà neppure l’aspetto sociale: le scuole all’atto dell’iscrizione potranno decidere a chi devolvere 10.000 euro! Qualcuno sceglierà la propria scuola, ma altri, forse presi da spirito di estrema giustizia, doneranno la cifra alla costruzione del tunnel Gelmini.

La Grey Tech è per tutti

Siamo ancora abituati a pensare al digital come ad una cosa per giovani smenettoni? I nuovi canali sono davvero così freschi? La Rete sta crescendo, qualcuno direbbe che sta invecchiando. Finalmente sta succedendo: ad Internet accedono con buona facilità anche gli over 55. Secondo Nielsen i navigatori online dai capelli grigi sono il 14% di tutta la popolazione Internet italiana. E’ dal 2007 che la crescita dei “silver surfer” si registra e non coinvolge solo la nazione tricolore, riguarda numerosi paesi europei: Francia, UK e Germania.

Con questi dati messi nero su bianco vale la pena fare qualche riflessione sui contenuti e sui device che interessano sempre un maggior numero di persone. Oggi Internet sta democratizzando i contenuti e con l’allargarsi della forbice generazionale non è più utile parlare solo ai “nativi digitali”. Anche perché il target maturo ha margini di spesa interessanti e non è poi così lontano dall’area Tech, altrimenti non si creerebbero interi summit dedicati alla tecnologia dai capelli grigi.

I capelli bianchi della Rete sono una bella occasione per tutti coloro che si occupano di informazione e di contenuti relativi alla finanza, alla salute o alle news. Sono temi che appassionano i nonni digitali, ma pensateci un attimo: non appassionano tutti noi?

Forse dobbiamo abituarci a pensare alla tecnologia non come una cosa a priori lontana dai senior. Il centro di ricerca Aging in Place – technology watch racconta di prodotti e servizi tecnologici creati per un pubblico senior che fanno piacere a tutti. L’importante non è creare “prodotti per anziani”, ma prodotti semplici, immediati e utili. Per tutti: uno schermo ampio fa piacere a tutti, non affogare fra mille consigli di percorso mentre si naviga o si usa una app sono regole di buona progettazione e non sarebbe una brutta prospettiva neppure per un trentenne!

Inoltre, i temi della salute e della sicurezza personale stanno diventano importanti per tutti, tanto che aziende ultra specializzate si moltiplicano. Qualche esempio:

1. Greatcall una società che si occupa di applicazioni “d’emergenza” si rivolge non solo a senior, ma anche a donne e genitori.

2. Mobihealt si occupa di salute su device mobili

3. Fitbit è un device che tiene conto dei parametri vitali delle persone, ma può essere usato anche per gli allenamenti, visto che restituisce grafici e informazioni precise inserendo anche elementi di gamification.

E adesso che fate, scaricherete la App peggio progettata per sentirvi giovani? ;P

 

Social Media: le domande chiave da fare ad un cliente

“Guardi che noi vogliamo diventare il meglio del web 2.0”. Sì, va bene: le aziende dicono tutte così. Che voi siate un’agenzia o un consulente, quando si collabora con un’azienda, per ottenere i migliori risultati possibili, è necessario avere le migliori informazioni possibili. Un brief alle volte non contiene tutte le analisi e i dati necessari ad una buona strategia social. Se poi il vostro incontro col cliente si apre con un: “Sa, mio nipote mi ha fatto vedere ‘sto Facebrook…” siete nei guai!

Dunque controllate attentamente che il brief risponda a tutte le vostre necessità o – se vogliamo girare la frittata – controllate che il brief che state preparando contenga le risposte a queste domande:

Come dorme l’amministratore delegato?

Spesso la risposta è male. L’azienda vuole raggiungere degli obiettivi anche grazie al vostro lavoro. C’è sempre qualcosa che disturba i sonni del capo o della capa di turno. E’ lì che arriva il lavoro da fare. Dunque deve essere chiaro per entrambi, azienda e agenzia o consulente, che cosa si vuole raggiungere con l’attività che l’azienda  si appresta a fare. Qui, certamente, il professionista è cruciale. Perché la semplice risposta: “vogliamo più fan su Facebook” potrebbe essere trabocchetto. Ad esempio, avere fan può significare avere maggiore visibilità, ma anche avere una pagina a cui tutti sono iscritti, ma di cui nessuno parla. Forse è necessario – in questa fase – stare ad un livello più strategico: desiderate aumentare le vendite, migliorare il customer service, migliorare la reputazione, aprire nuovi mercati?

Parlate con i cretini?

Chiedete all’azienda si spiegarvi cosa fa in pochi secondi (massimo un minuto) in modo semplice e chiaro. Molto chiaro, come se foste a chiacchierare con un cretino. A meno che non abbiate un pubblico che conosce esattamente la terminologia del vostro mercato, è necessario spiegare a tutti di cosa si occupa il vostro cliente. E comunque considerate che la comunicazione di oggi va veloce: non c’è molto tempo da dedicare a tutti per approfondire. La chiarezza e la sintesi sono apprezzate soprattutto sui social, il luogo della velocità.

Mi scusi, che anno è?

Questa è una domanda importane. Cosa è stato fatto fino ad oggi in campo social? E con quali sforzi? In pratica, l’azienda abita negli anni ’80 (ovvero, zero social, business as usual e strutture rigide), nei novanta (hanno sentito parlare di qualcosa che si muove su Internet ma nulla di più), nel 2000 (li usano e vogliono migliorare)? Analizzare la strategia di comunicazione che ha portato l’azienda alla situazione attuale può essere un punto di partenza importante. Fate alcune valutazioni e tentate di capire cosa può essere migliorato e cosa invece va tenuto o almeno portato fino a compimento. Naturalmente è una buona idea studiare anche il settore in cui il vostro cliente opera e vedere quali sono le aziende e le attività che hanno avuto successo.

Ci va alle feste?

Ovvero, l’azienda è presente in quelle piattaforme frequentate dal target? Cercate affari Business to Business o cercate persone? Qualunque sia la risposta, tenete presente che, alla fine, a prendere le decisioni sono sempre le persone e non delle organizzazioni. Dunque, pensate ai Social più famosi (non è detto che si debba partecipare, ma almeno teneteli monitorati) e studiate anche le potenzialità dei canali emergenti.

Lei offre caramelle, gelati o buffet?

Cosa può offrire l’azienda sui social? Le piattaforme sociali sono luoghi in cui ci si aspetta di scambiare del valore. E non pensate subito ai soldi (ovvero sconti). La partecipazione, il divertimento, l’ascolto sono valori importanti che le persone sono felici di scambiare diventando “nodi di scambio”. E’ chiaro che se cercate engagement, dovrete offrire ascolto, risposte immediate, contenuti extra freschi e originali: è necessario un particolare impegno da parte dell’azienda e, come minimo, un community manager e forse una redazione. L’azienda cosa (e quanto) può offrire in termini di impegno e di persone? Non pensate di avere enormi risultati se aprite una pagina fan e ci mettete i testi degli spot che girano su radio e TV. Il mezzo è interattivo.

Avete degli armadi?

Le aziende, come le persone, hanno pregi e difetti: ci sono cose che alcune aziende sono molto brave a fare e poi ci sono i problemi, i famosi scheletri  nell’armadio. E’ necessario fare una precisa analisi di come va il mondo là fuori, ma anche come va l’azienda al suo interno. Grazie a customer care, contatti con i fornitori, gestione dei reclami in genere è possibile capire cosa non va. E prepararsi. Non solo con una strategia di comunicazione (che comunque serve), ma anche con miglioramenti concreti.Insomma, se sapete che il prodotto XY non funziona preparatevi a rispondere alle lamentele… con dei fatti.

 

Quattro tips per community manager

Se Facebook sia o meno il nuovo Internet è tutto da discutere: sta di fatto che ad oggi il popolare social network è grande, in termini di users mondiali, come tutto Internet nel 2004. Su Facebook ci trovate tutto: i brand, le persone, gli indignati, i buoni e i cattivi. Alcuni pensano addirittura che possa fagocitare siti. Qualunque cosa se ne pensi, c’è da fare i conti con una pagina fan, ma soprattutto c’è da pensare a come conversare in modo efficace. L’obiettivo è trattenere i fan che hanno fatto like divertendoli e stimolandoli. La risposta alla domanda come fare è contenuta in due magiche paroline: community manager. E’ lui la prima chiave per creare pagine di successo.

1. Una pagina di scambisti

Sostenete lo scambio di idee

No, fermi. Io non ho detto quello che vi sta passando per la testa. Intendevo dire che i contenuti creati dagli utenti, i famosi User Generated Content (UGC) sono un valore, anzi IL valore che ha reso Internet così importante negli ultimi anni. La Rete è un luogo dove incontrarsi, scambiare idee, organizzare progetti e conoscersi. Siate gli attivatori del processo di scambio di idee e pensieri.

2. Un amico disumano

Non siate burocratici

L’esistenza delle brand su Facebook è qualcosa di strano: il network è stato creato per le persone e utilizza il linguaggio delle persone. Un’azienda è un’entità diversa. Ma alla gente questo non importa: le persone vogliono parlare e divertirsi, proprio come di fronte, avessero una persona. Dunque, tentate di essere il più umani possibile. Interazione veloce (quanto ci mettono gli amici a rispondervi in un discorso?), linguaggio caldo e niente burocratese.

3. Ti conosco mascherina

Rimanete centrati sul vostro core business

Le persone interagiscono con una marca, o meglio con una persona scelta dall’azienda, ma sanno benissimo che si tratta di un brand e lo hanno presente per la maggior parte del tempo. Se producete scarpe, quello che si aspettano da voi è probabilmente l’approfondita conoscenza del settore calzaturiero. Non eccedete in contenuti extra che possono far perdere il focus sul prodotto, ma non parlate neppure solo di voi. Le persone si annoiano quando conversano con degli egocentrici.

4. Tu cosa mi dai?

L’uso dello sconto

Le persone lo sanno: voi non siete un amico qualsiasi. Avete un capitale enorme, possibilità che le singole persone si sognano, conoscenze… Insomma, siete un’organizzazione collettiva. Un’azienda! Se foste una persona – con le stesse possibilità – probabilmente qualcuno sarebbe felice se voi decideste di essere generosi. Un piccolo regalo, s’intende, ma qualcosa è sempre gradito. D’altra parte, voi siete lo zio d’America! Insomma, qualche sconto e offerta speciale, si può anche fare, no?

 

Abbiamo fatto BIS all’Interactive Award 2011

Ci è piaciuto così tanto che lo abbiamo rifatto: abbiamo vinto di nuovo il prestigioso Interactive key Award 2011 per il best customer involvement! La prima volta è stato l’anno scorso e non siamo riusciti a resistere. Ne abbiamo vinto un altro. Come? Vi ricordate che cosa ci siamo inventati per il Red Bull X-Fighters del 24 giugno all’Olimpico di Roma? La più spettacolare sfida d

i motocross freestyle aveva bisogno di una campagna altrettanto spettacolare. Ecco allora gli alibi più pazzi del web per permettere a tutti, ma proprio a tutti, di partecipare all’evento romano. Così all’invito in famiglia, allo straordinario al lavoro oppure alla pizzata aziendale abbiamo potuto tutti rispondere: “Scusate non posso venire: il meteo prevede chicchi di grandine giganti. Meglio se rimango a casa” con relative prove a nostro favore. Di scuse ne abbiamo inventate di diverse categorie: per gli amanti della natura, per gli spericolati, poi abbiamo pensato anche a chi ama il classico con gli impegni di lavoro. Ma abbiamo anche coinvolto tutti voi, chiedendovi di sfogare la fantasia con il contest per inventare l’alibi più divertente (i vincitori si sono aggiudicati l’ingresso gratis all’evento RedBull). E non ci avete deluso: l’importanza di reggere la Torre di Pisa, infatti, è risaputa e superiore ad ogni invito a cena dalla zia per salutare i cugini.

Secondo la giuria dell’Interactive Key Award il nostro e il vostro divertimento è valso un premio. Noi del pullmino verde ci siamo divertiti molto a creare 1000 scuse (buone per ogni occasione: le trovate ancora online!).  Le motivazioni del premio ci hanno emozionato: ci piacerebbe condividerle con voi. Signori e signore ci hanno premiato “per avere ideato una comunicazione capace di coinvolgere le persone a tutto campo. Sia online che offline. Attraverso una semplice interfaccia sono stati messi a disposizione tools diversi e tecnologie facili da usare anche per i navigatori meno sofisticati. Il risultato è stata un’esperienza di comunicazione nuova e ricca, distintiva e unica per il brand, in sintonia con il suo inconfondibile stile di comunicazione sempre fuori dagli schemi, attraverso messaggi fortemente personalizzati per gli utenti, in modo da coinvolgerli e divertirli”.

Insomma, siamo davvero emozionati! Grazie a voi che avete reso questo progetto così divertente e alle persone che hanno lavorato per metterlo online trattenendo a stento le risate. Anche se – dobbiamo ammetterlo – da quando abbiamo pubblicato questa campagna, in agenzia succedono cose strane: a Silvio Stafuzza, che è il managing director CrowdM, capita di essere trattenuto dall’inaugurazione della mostra del “grande” pittore Aldo Pernice. Andres Furioso, il direttore creativo, è stato rapito dagli extraterrestri più volte in questi mesi. Stefano Chermaz, il direttore tecnico, è invece uno a cui succede, da allora, di trovare code: al casello, dietro l’angolo e perfino sul pianerottolo. Ad Edoardo Ramella, l’account che ha seguito il progetto Red Bull, tocca fare riunioni con i key client a tutte le ore della notte, per intere settimane, nei più movimentati locali della movida milanese. Quelli dello sviluppo grafico, Nataša Mandic, Alvise Nardi e Valentina Giancola sono invece stati più di una volta bloccati in casa da un oroscopo minaccioso – pur essendo di segni zodiacali diversi. Rino Lombardi, il copy, è continuamente impegnato a badare al cane incinto, anche se lui ha sempre avuto un cucciolone maschio. Bechir Saadi, il programmatore, è improvvisamente diventato un appassionato di ornitologia ed è in viaggio da tempo per seguire le migrazioni del fringuello italico. E poi, Stefano Ferrara e Giacomo Battel, dello sviluppo tecnico, sono stati – inspiegabilmente – impegnati in una gara di body building con relativo allenamento full-time. In ogni caso, il 5 ottobre 2011 si sono liberati tutti: c’è la premiazione allo IULM di Milano !

Come la timeline cambierebbe Facebook per i brand

Il nuovo layout dei profili Facebook colpisce soprattutto per le immagini in primo piano e per la possibilità di narrare la storia della propria vita. Sembra un’ottima occasione per chi ha molti amici, partecipa a diversi eventi, ama e intreccia rapporti con le persone. Ma cosa succede a chi troppo umano non è. No, non stiamo parlando di extraterrestri, ma di Brand (anche se, probabilmente a Palo Alto stanno pensando ad un programma di affiliazione per marziani…). Cosa succederà ai profili delle marche con l’arrivo del nuovo layout? Facebook non ha ancora fatto sapere se i profili delle marche saranno uguali a quelli personali, con la timeline, per intenderci. Ma ci sono molte ragioni per sperare che lo siano. Ma anche così, qualche problema non mancherebbe…

1 – Un’immagine vale più di mille parole.

Questa è l’era delle infografiche. Ce n’è una per ogni cosa e Mark lo sa benissimo: il nuovo profilo di Facebook è estremamente grafico. Oltre alla cover, la grande immagine orizzontale, – parliamo di ben 849 per 312 pixel – che colpisce il visitatore molto più di una buddy, c’è la possibilità di caricare immagini che vengono mostrate lungo la timeline. Le foto del brand non sono più nascoste dietro al wall e questo non è un particolare: le immagini parlano un linguaggio più diretto delle parole e permettono, soprattutto ai marchi, di essere ricordati, di narrare storie, di creare mood.

Attualmente le pagine Facebook offrono una personalizzazione abbastanza povera: qualche foto in alto, un’immagine nello stream e – se si ha la possibilità di ingaggiare un grafico e l’aiuto di un programmatore – qualche effetto speciale in termini di media o di design grazie alle tab. Se vogliamo fare un paragone è ancora come la televisione in bianco e nero.

2 – La storia siamo noi

Raccontare la propria storia è importante per le persone, ma anche per le marche: crea empatia, una sensazione di trasparenza e vicinanza. La “storicizzazione” di un brand e la nostalgia stanno diventando sempre più l’idea platform nelle strategie di comunicazione. Così vedere i momenti importanti di una brand sulla sua timeline sarà l’occasione per conoscere meglio quel marchio, ricordare insieme i momenti importanti. In questo momento, caratterizzato dall’abbattimento di confini, che invita le marche a conversare come persone e le persone a fare “personal branding” come le aziende, lo storytelling è quello che può accontentare entrambi.

3- Aiuto, uomo in mare!

Ad essere onesti, dopo un po’ che si usa il nuovo profilo, si rischia di annegare nel mare di immagini, testi, date, link e clicca-qui e clicca-là. Il profilo sta, già ora, diventando complicato. Le “cerchie” da settare, le liste di amici da cui ricevere tutti gli aggiormenti, il tasto subscribe, le iconcine degli eventi importanti: postare un aggiornamento di stato consapevole sarà sempre più difficile. E purtroppo il Social della grande F non fornisce delle indicazioni davvero chiare e complete per tutti su come funzionano le combinazioni di mille bottoncini. E il futuro non promette bene perché le cose sembrano complicarsi ancora di più. Se Facebook punta – almeno in America –  a inglobare la TV, le notizie, la musica, le mail, insomma a diventare Internet, allora le persone saranno stimolate a postare sempre di più: ogni melodia ascoltata, ogni notizia letta, ogni video visto potrebbe – se non avete fatto i giusti settaggi – inondare i vostri wall. Come minimo ci vorrebbe un’intera squadra di baywatchers pronti a salvare chi potrebbe annegare fra i mille aggiornamenti!

Inoltre, in questo mare di notizie, le aziende e le loro applicazioni, saranno in grado di distinguersi? La risposta è ovvia: solo se i contenuti saranno incredibilmente utili o divertenti. Ma ecco che ad ogni problema il social blu offre una soluzione: in questo caso rimane sempre l’opzione – a pagamento – del Social Adv…

Facebook: se la timeline non è una novità

Ne ha parlato in maglietta, jeans e scarpe da ginnastica. Mark Zuckerberg, uno degli uomini più influenti al mondo, ha presentato gli aggiornamenti della sua creazione vestito come “uno di noi”. Invece il genio di Harvard non è un ventenne comune perché ha un’idea ben precisa: trasformare Facebook in Internet, ovvero la porta di accesso a tutti gli altri strumenti che Internet offre. Questo è il compito che si è dato prima dell’incremento delle pagine viste su Facebook (Alexa mette al primo posto Google, poi arriva Facebook), prima dell’aumento degli users, prima della vendita pubblicitaria. Il giovane milionario sa che se riuscirà ad imporre il suo prodotto come la porta di accesso a Internet, tutto il resto verrà da sé. Per raggiungere questo obiettivo, che suona molto simile alla conquista del mondo, Zuckerberg ha messo in campo alcune novità, che – a dirla tutta – non sono neppure troppo originali. Ma Mark e il suo team mettono a punto tecnologie già lanciate per renderle mitiche e farle chiamare da tutti “rivoluzione”.

Timeline: il motore di ricerca dei propri ricordi

Timeline sarà probabilmente la parola dei prossimi anni. Un po’ come è accaduto con i Like. La linea del tempo è la rivoluzione che Zuckerberg ha sottolineato con molta enfasi alla conferenza f8, l’annuale incontro degli sviluppatori di Facebook che si è tenuta a San Francisco. Questa funzionalità, presentata con un video stile sole-cuore-amore, permette di tenere nota di tutti gli aggiornamenti di stato, di tutte le azioni, uploading avvenuti dal giorno della propria iscrizione al social network fino ad oggi. E se ai server di Facebook – che tutto registrano – è sfuggito qualcosa perché non lo avete condiviso, potete aggiungere elementi in un secondo momento. E aggiungi oggi e aggiungi domani ecco che si crea il diario virtuale. E’ sull’emotività che si preme con la timeline. Addirittura, nella presentazione keynote della sua trovata, Mark parla di “real time serendipity”, ovvero la capacità di scoprire cose senza cercarle. E questo sarebbe possibile anche grazie al suo raccoglitore di ricordi automatico. A parlare di ricordi, a Palo Alto e su tutti i nostri profili, si è iniziato già da qualche mese: una specie di “succedeva oggi”: quello che avete postato esattamente un anno fa viene proposto da Facebook nella colonna di destra. E parte la nostalgia. Facebook si è proposto da subito come un luogo dell’emozione che serve a mantenere i contatti. Ma oggi cominciano le crisi: qualcuno decide di uscire e magari di piazzarsi su Google+ sperando di trovare presto nel social della grande G i propri amici. Per questo serve una dose di emozione aggiuntiva. E i ricordi fanno proprio al caso di Mark. Ecco la timeline. Ma non è affatto una cosa nuova. Questa funzionalità ricorda in modo impressionante Memolane. Dunque nessun ingrediente nuovo.

Open Graph: le app si fanno spazio

Facebook, con la scusa di integrare tutto nella timeline, inserisce anche le App nella linea del tempo dei propri utenti, perché anche le App raccontano la nostra storia. E questo suona tanto come una rielaborazione delle  sponsored stories in cui i prodotti entrano a far parte attiva dello stream del wall. In pratica, più l’applicazione diventa importante per l’esperienza degli utenti e più questa ha possibilità di entrare nella timeline. E probabilmente questo sarà un buon argomento per i venditori di social Adv.

Facebook, ovvero Internet

Il Facebook che verrà metterà in campo la possibilità di vedere film, condividere musica, commentare notizie in modo estremamente integrato alla piattaforma della grande f. Questa integrazione – con possibilità di commento -  ricorda molto MySpace e l’idea di aprire Facebook per trovarci dentro il mondo di Internet è il sogno di Zucky. Ma è anche il nostro?

Il bottone Subscribe: ti seguo, anzi sottoscrivo

Non si chiama “follow” o “segui” come su Twitter, ma in pratica serve a fare la stessa cosa. La nuova funzionalità di Facebook permette di seguire una persona senza in effetti poter interagire direttamente con lei. Si ascolta, in pratica, ma non si parla. Questa funzione – spiega Facebook – è creata apposta per quegli utenti che non si conoscono personalmente.

Nel profilo di oggi è già possibile decidere con chi condividere i propri aggiornamenti: con il pulsante “personalizza” alcune cerchie – oh! ho detto cerchie, scusate – solo alcuni gruppi di persone scelte vedranno il vostro post. Agli altri verrà nascosto. Insomma come Google Plus. Presto sarà poi possibile “etichettare” i propri post, ad esempio come “nuovo lavoro” o “trasloco” grazie a delle icone. Questo per fare in modo che solo gli aggiornamenti più importanti arrivino a chi ha deciso di vedere solo le notizie più succose. Con queste funzionalità il biondino di Palo Alto ha copiato in un solo colpo sia Google che Twitter.

A dirla tutta mi viene in mente anche che, nel 1999, Michael Crichton scrisse un romanzo che si chiamava “Timeline”, forse a Palo Alto hanno copiato anche quello?

Ecco chi c’è su Facebook

I social network non sono più roba da ragazzi. Da tempo l’interesse di giovani adulti e uomini e donne bell’e fatti è arrivato alle reti online superando anche le visite ai siti porno. Il numero di chi dichiara di utilizzare Facebook, Linkedin e Twitter è duplicato dal 2008. La popolazione della Rete è passata dal 29% della popolazione totale, fino al 65% in poco più di tre anni.

Social Network, email e motori di ricerca:

Da uno studio di Pew Internet risulta che oggi il 43% degli adulti accede ai social quotidianamente rispetto ad un 38% dell’anno scorso. Sono però le email (61 per cento) e i motori di ricerca (59 per cento) ad essere usate più frequentemente in un giorno medio.

Women power:

E’ stato nel 2008 che si è verificato il sorpasso: a quel punto le donne sono diventate le regine dei siti social. Le donne sono di più e sono più attive: commentano, caricano fotografie e cercano amici. Basti pensare al boom di mamme online.

Senior social network

Non ci sono molte differenze fra chi abita in città o in periferia, fra ricchi e poveri: tutti sembrano usare Internet. La differenza è il sesso e l’età. I ragazzi sono stati i primi ad accorrere ai siti sociali. Anzi, Facebook è stato creato, alle origini, per gli universitari. Ma ora le cose stanno cambiando. Alcuni giovani decidono di “uscire” dalla rete sociale: dal 2010 i siti social hanno conosciuto una flessione fra i ragazzi e le ragazze di età fra i 18 e 29 anni. Solo l’83% dei giovani è su Facebook e Co. oggi; l’anno scorso erano l’86%.

Tutte le altre fascie d’età continuano invce a crescere: dai 30 ai 49 anni l’attrazione per amici, follower o contatti è inarrestabile e cresce dal 2007 con un robusto trend: nel 2007 erano il 4%, nel 2008 il 25%, oggi sono il 70% della popolazione online. Anche la fascia 50-64 ha dimostrato lo stesso interese nello steso periodo. Oggi cresce ancora (meno lentamente che nel 2010) ma rappresenta la metà dei cinquantenni che rientrano nella ricerca.

In Italia su Facebook trovate soprattutto la fascia dei 19-24 anni, seguita dalla 36-45 (dati Facebook Ads).

Insomma: Facebook e i social network non sono più roba da ragazzi. Il perché è semplice: sono strumenti che servono per raggruppare community che  fanno cose da grandi: donano, studiano, confrontano prodotti. E giocano. Come i bambini.

Donazioni online? Serve la svolta

Il progetto 1ClickDonation è ripartito con una nuova gara di solidarietà e a noi è venuta voglia di guardare dentro al mondo delle charity che operano anche online, così come stanno facendo le 1.652 organizzazioni che si sono iscritte (o sono state iscritte dai fan) alla piattaforma 1ClickDonation che trasforma un semplice gesto in un atto d’amore. E così da una ricerca online abbiamo scoperto che…

Le donazioni online sono un mondo tutto da scoprire. Per prima cosa sono una realtà che si sta evolvendo lentamente perché il popolo della Rete sta crescendo e cominciando a prendere confidenza in questi anni con le connessioni Internet e le carte di credito. Nel 2010 la crescita delle donazioni infatti è stata del due per cento. Non molto se si pensa che le persone che hanno scoperto il www sono il 12 % in più rispetto all’anno precedente la ricerca.

Ma per coloro che donano, l’interesse c’è ed è forte, tanto che chi dona lo fa in media ogni tre mesi con cifre che si aggirano intorno ai 50 euro in un anno. E se state pensando che la crisi abbia influito su questa cifra, sarete sorpresi: coloro che hanno risposto alla ricerca dicono di no. E anzi, si contano anche picchi di 200 euro all’anno, soprattutto per le adozioni a distanza.

Gli uomini donano più per il tempo libero e per l’ambiente. Le donne donano per gli animali e le adozioni a distanza. In assoluto sono le donazioni verso i paesi poveri, la ricerca scientifica e l’aiuto all’infanzia i settori che le persone a 3w ritengono più interessanti.

Un dato ulteriore che emerge è la ricerca delle Organizzazioni No Profit sul web: naturalmente la presenza digitale e dunque su blog, Facebook, e tutto quello che vi viene in mente, è cosa gradita alle persone che fanno donazioni; il 60% del popolo a tripla w usa Internet e i social network e di questi quasi la metà legge regolarmente informazioni delle organizzazioni sui blog e sui social. Tanto che l’88% vorrebbe trovare informazioni dell’associazione del cuore su Facebook (voi ci siete?).

Anche questa volta si conferma l’importanza della Rete per la diffusione di messaggi e informazioni: la comunicazione di risultati, progetti e partecipazione ad eventi è sempre e comunque una cosa gradita.

La presenza su internet delle Organizzazioni No Profit facilita l’incontro ed è auspicato da chi ogni mese mette la mano sul cuore (e sul portafoglio) per aiutare gli altri. Nello specifico dal 67% di chi naviga e dona.

Le stesse considerazioni si possano fare anche se si donano dei click e se si aiutano gli altri con un gesto semplice, ma che comunque rimane un gesto d’amore e di empatia: restare in contatto con i propri sostenitori è fondamentale. Dimostrare loro il proprio impegno e il proprio lavoro è quasi un atto dovuto. D’altra parte una crescita così piccola delle donazioni fatte dalle persone tramite carta di credito e bollettini postali manda un messaggio: la necessità di una innovazione. E’ un po’ questo il senso di 1ClickDonation: un’innovazione necessaria che avvicina chi si sta cercando, ovvero,la volontà delle aziende di fare del bene e le organizzazioni che hanno le conoscenze e gli strumenti per operare sul territorio quel cambiamento in meglio di cui – noi tutti – ci siamo fatti portatori con un semplicissimo gesto. Un click.