The best class: concorso per classi creative
“I ragazzi di oggi sono svogliati e pensano solo ai videogiochi”. “Ah, si studiava davvero quando andavo a scuola io, mica adesso!”. “I ragazzi ormai con tutto questo Internet hanno perso la fantasia!”. Insomma sono tanti i luoghi comuni che girano sul conto dei nostri poveri diciottenni. Ma siamo sicuri che sia tutto vero? Siamo certi che Internet faccia perdere la creatività ai ragazzi, invece di stimolarla? Quando abbiamo inventato “The best class” la nuova iniziativa sostenuta da Citroen a favore delle quinte classi delle scuole superiori, noi eravamo convinti di no. E più o meno come si disse in Star Trek: “C’è della creatività nelle giovani menti italiane”. Scommettiamo? Noi proponiamo un modo per premiare i gruppi scolastici più creativi e divertenti: le classi che raccoglieranno la sfida lanciata da Citroen, il brand della Créative Technologie, debbono iscriversi su Facebook al concorso. Basta andare qui alla pagina Facebook di Citroen Italia, dove trovate la TAB “The best class”.
Le scuole si cimenteranno in “compiti digitali” (creazioni di immagini, composizioni di gallery, audio, video), facendosi poi votare sui social network. Spargere la voce nella rete diventa dunque un trucco fondamentale per vincere. Se volete qualche spunto potete guardare qui dove già parlavamo di gare e di passaparola online.
Ma chi può partecipare a “The best class”? I famosi diciottenni “senza fantasia”, ovvero gli alunni delle classi quinte delle scuole superiori, pubbliche e private, iscritti per l’anno scolastico 2011/2012 con tutta la loro classe. Più voti/like ricevono, più probabilità hanno di proseguire nel gioco. Le iscrizioni sono aperte fino al 10 dicembre 2011. I compiti – segreti come le tracce per la maturità – verranno assegnati dal 5 dicembre.
Nella prima fase, la gara è “tutti contro tutti”: dal 2 gennaio, le 32 classi che superano la prima selezione di qualificazione, si affronteranno in una grande gara di creatività, basata su sfide testa a testa ad eliminazione diretta. Negli incontri diretti la classe che riceve più voti vince e conquista la fase successiva.I premi sono molteplici e molto ricchi: per ogni gradino superato, c’è un premio, fino al premione! Di che parlo? Del sogno di ogni ragazza o ragazzo alla soglia dei 18 anni: il corso per la patente! Ma non mancherà neppure l’aspetto sociale: le scuole all’atto dell’iscrizione potranno decidere a chi devolvere 10.000 euro! Qualcuno sceglierà la propria scuola, ma altri, forse presi da spirito di estrema giustizia, doneranno la cifra alla costruzione del tunnel Gelmini.
La Grey Tech è per tutti
Siamo ancora abituati a pensare al digital come ad una cosa per giovani smenettoni? I nuovi canali sono davvero così freschi? La Rete sta crescendo, qualcuno direbbe che sta invecchiando. Finalmente sta succedendo: ad Internet accedono con buona facilità anche gli over 55. Secondo Nielsen i navigatori online dai capelli grigi sono il 14% di tutta la popolazione Internet italiana. E’ dal 2007 che la crescita dei “silver surfer” si registra e non coinvolge solo la nazione tricolore, riguarda numerosi paesi europei: Francia, UK e Germania.
Con questi dati messi nero su bianco vale la pena fare qualche riflessione sui contenuti e sui device che interessano sempre un maggior numero di persone. Oggi Internet sta democratizzando i contenuti e con l’allargarsi della forbice generazionale non è più utile parlare solo ai “nativi digitali”. Anche perché il target maturo ha margini di spesa interessanti e non è poi così lontano dall’area Tech, altrimenti non si creerebbero interi summit dedicati alla tecnologia dai capelli grigi.
I capelli bianchi della Rete sono una bella occasione per tutti coloro che si occupano di informazione e di contenuti relativi alla finanza, alla salute o alle news. Sono temi che appassionano i nonni digitali, ma pensateci un attimo: non appassionano tutti noi?
Forse dobbiamo abituarci a pensare alla tecnologia non come una cosa a priori lontana dai senior. Il centro di ricerca Aging in Place – technology watch racconta di prodotti e servizi tecnologici creati per un pubblico senior che fanno piacere a tutti. L’importante non è creare “prodotti per anziani”, ma prodotti semplici, immediati e utili. Per tutti: uno schermo ampio fa piacere a tutti, non affogare fra mille consigli di percorso mentre si naviga o si usa una app sono regole di buona progettazione e non sarebbe una brutta prospettiva neppure per un trentenne!
Inoltre, i temi della salute e della sicurezza personale stanno diventano importanti per tutti, tanto che aziende ultra specializzate si moltiplicano. Qualche esempio:
1. Greatcall una società che si occupa di applicazioni “d’emergenza” si rivolge non solo a senior, ma anche a donne e genitori.
2. Mobihealt si occupa di salute su device mobili
3. Fitbit è un device che tiene conto dei parametri vitali delle persone, ma può essere usato anche per gli allenamenti, visto che restituisce grafici e informazioni precise inserendo anche elementi di gamification.
E adesso che fate, scaricherete la App peggio progettata per sentirvi giovani? ;P
Quattro tips per community manager
Se Facebook sia o meno il nuovo Internet è tutto da discutere: sta di fatto che ad oggi il popolare social network è grande, in termini di users mondiali, come tutto Internet nel 2004. Su Facebook ci trovate tutto: i brand, le persone, gli indignati, i buoni e i cattivi. Alcuni pensano addirittura che possa fagocitare siti. Qualunque cosa se ne pensi, c’è da fare i conti con una pagina fan, ma soprattutto c’è da pensare a come conversare in modo efficace. L’obiettivo è trattenere i fan che hanno fatto like divertendoli e stimolandoli. La risposta alla domanda come fare è contenuta in due magiche paroline: community manager. E’ lui la prima chiave per creare pagine di successo.
Sostenete lo scambio di idee
No, fermi. Io non ho detto quello che vi sta passando per la testa. Intendevo dire che i contenuti creati dagli utenti, i famosi User Generated Content (UGC) sono un valore, anzi IL valore che ha reso Internet così importante negli ultimi anni. La Rete è un luogo dove incontrarsi, scambiare idee, organizzare progetti e conoscersi. Siate gli attivatori del processo di scambio di idee e pensieri.
2. Un amico disumano
Non siate burocratici
L’esistenza delle brand su Facebook è qualcosa di strano: il network è stato creato per le persone e utilizza il linguaggio delle persone. Un’azienda è un’entità diversa. Ma alla gente questo non importa: le persone vogliono parlare e divertirsi, proprio come di fronte, avessero una persona. Dunque, tentate di essere il più umani possibile. Interazione veloce (quanto ci mettono gli amici a rispondervi in un discorso?), linguaggio caldo e niente burocratese.
3. Ti conosco mascherina
Rimanete centrati sul vostro core business
Le persone interagiscono con una marca, o meglio con una persona scelta dall’azienda, ma sanno benissimo che si tratta di un brand e lo hanno presente per la maggior parte del tempo. Se producete scarpe, quello che si aspettano da voi è probabilmente l’approfondita conoscenza del settore calzaturiero. Non eccedete in contenuti extra che possono far perdere il focus sul prodotto, ma non parlate neppure solo di voi. Le persone si annoiano quando conversano con degli egocentrici.
4. Tu cosa mi dai?
L’uso dello sconto
Le persone lo sanno: voi non siete un amico qualsiasi. Avete un capitale enorme, possibilità che le singole persone si sognano, conoscenze… Insomma, siete un’organizzazione collettiva. Un’azienda! Se foste una persona – con le stesse possibilità – probabilmente qualcuno sarebbe felice se voi decideste di essere generosi. Un piccolo regalo, s’intende, ma qualcosa è sempre gradito. D’altra parte, voi siete lo zio d’America! Insomma, qualche sconto e offerta speciale, si può anche fare, no?
Abbiamo fatto BIS all’Interactive Award 2011

Ci è piaciuto così tanto che lo abbiamo rifatto: abbiamo vinto di nuovo il prestigioso Interactive key Award 2011 per il best customer involvement! La prima volta è stato l’anno scorso e non siamo riusciti a resistere. Ne abbiamo vinto un altro. Come? Vi ricordate che cosa ci siamo inventati per il Red Bull X-Fighters del 24 giugno all’Olimpico di Roma? La più spettacolare sfida d
i motocross freestyle aveva bisogno di una campagna altrettanto spettacolare. Ecco allora gli alibi più pazzi del web per permettere a tutti, ma proprio a tutti, di partecipare all’evento romano. Così all’invito in famiglia, allo straordinario al lavoro oppure alla pizzata aziendale abbiamo potuto tutti rispondere: “Scusate non posso venire: il meteo prevede chicchi di grandine giganti. Meglio se rimango a casa” con relative prove a nostro favore. Di scuse ne abbiamo inventate di diverse categorie: per gli amanti della natura, per gli spericolati, poi abbiamo pensato anche a chi ama il classico con gli impegni di lavoro. Ma abbiamo anche coinvolto tutti voi, chiedendovi di sfogare la fantasia con il contest per inventare l’alibi più divertente (i vincitori si sono aggiudicati l’ingresso gratis all’evento RedBull). E non ci avete deluso: l’importanza di reggere la Torre di Pisa, infatti, è risaputa e superiore ad ogni invito a cena dalla zia per salutare i cugini.
Secondo la giuria dell’Interactive Key Award il nostro e il vostro divertimento è valso un premio. Noi del pullmino verde ci siamo divertiti molto a creare 1000 scuse (buone per ogni occasione: le trovate ancora online!). Le motivazioni del premio ci hanno emozionato: ci piacerebbe condividerle con voi. Signori e signore ci hanno premiato “per avere ideato una comunicazione capace di coinvolgere le persone a tutto campo. Sia online che offline. Attraverso una semplice interfaccia sono stati messi a disposizione tools diversi e tecnologie facili da usare anche per i navigatori meno sofisticati. Il risultato è stata un’esperienza di comunicazione nuova e ricca, distintiva e unica per il brand, in sintonia con il suo inconfondibile stile di comunicazione sempre fuori dagli schemi, attraverso messaggi fortemente personalizzati per gli utenti, in modo da coinvolgerli e divertirli”.
Insomma, siamo davvero emozionati! Grazie a voi che avete reso questo progetto così divertente e alle persone che hanno lavorato per metterlo online trattenendo a stento le risate. Anche se – dobbiamo ammetterlo – da quando abbiamo pubblicato questa campagna, in agenzia succedono cose strane: a Silvio Stafuzza, che è il managing director CrowdM, capita di essere trattenuto dall’inaugurazione della mostra del “grande” pittore Aldo Pernice. Andres Furioso, il direttore creativo, è stato rapito dagli extraterrestri più volte in questi mesi. Stefano Chermaz, il direttore tecnico, è invece uno a cui succede, da allora, di trovare code: al casello, dietro l’angolo e perfino sul pianerottolo. Ad Edoardo Ramella, l’account che ha seguito il progetto Red Bull, tocca fare riunioni con i key client a tutte le ore della notte, per intere settimane, nei più movimentati locali della movida milanese. Quelli dello sviluppo grafico, Nataša Mandic, Alvise Nardi e Valentina Giancola sono invece stati più di una volta bloccati in casa da un oroscopo minaccioso – pur essendo di segni zodiacali diversi. Rino Lombardi, il copy, è continuamente impegnato a badare al cane incinto, anche se lui ha sempre avuto un cucciolone maschio. Bechir Saadi, il programmatore, è improvvisamente diventato un appassionato di ornitologia ed è in viaggio da tempo per seguire le migrazioni del fringuello italico. E poi, Stefano Ferrara e Giacomo Battel, dello sviluppo tecnico, sono stati – inspiegabilmente – impegnati in una gara di body building con relativo allenamento full-time. In ogni caso, il 5 ottobre 2011 si sono liberati tutti: c’è la premiazione allo IULM di Milano !
Come la timeline cambierebbe Facebook per i brand
Il nuovo layout dei profili Facebook colpisce soprattutto per le immagini in primo piano e per la possibilità di narrare la storia della propria vita. Sembra un’ottima occasione per chi ha molti amici, partecipa a diversi eventi, ama e intreccia rapporti con le persone. Ma cosa succede a chi troppo umano non è. No, non stiamo parlando di extraterrestri, ma di Brand (anche se, probabilmente a Palo Alto stanno pensando ad un programma di affiliazione per marziani…). Cosa succederà ai profili delle marche con l’arrivo del nuovo layout? Facebook non ha ancora fatto sapere se i profili delle marche saranno uguali a quelli personali, con la timeline, per intenderci. Ma ci sono molte ragioni per sperare che lo siano. Ma anche così, qualche problema non mancherebbe…
1 – Un’immagine vale più di mille parole.
Questa è l’era delle infografiche. Ce n’è una per ogni cosa e Mark lo sa benissimo: il nuovo profilo di Facebook è estremamente grafico. Oltre alla cover, la grande immagine orizzontale, – parliamo di ben 849 per 312 pixel – che colpisce il visitatore molto più di una buddy, c’è la possibilità di caricare immagini che vengono mostrate lungo la timeline. Le foto del brand non sono più nascoste dietro al wall e questo non è un particolare: le immagini parlano un linguaggio più diretto delle parole e permettono, soprattutto ai marchi, di essere ricordati, di narrare storie, di creare mood.
Attualmente le pagine Facebook offrono una personalizzazione abbastanza povera: qualche foto in alto, un’immagine nello stream e – se si ha la possibilità di ingaggiare un grafico e l’aiuto di un programmatore – qualche effetto speciale in termini di media o di design grazie alle tab. Se vogliamo fare un paragone è ancora come la televisione in bianco e nero.
2 – La storia siamo noi
Raccontare la propria storia è importante per le persone, ma anche per le marche: crea empatia, una sensazione di trasparenza e vicinanza. La “storicizzazione” di un brand e la nostalgia stanno diventando sempre più l’idea platform nelle strategie di comunicazione. Così vedere i momenti importanti di una brand sulla sua timeline sarà l’occasione per conoscere meglio quel marchio, ricordare insieme i momenti importanti. In questo momento, caratterizzato dall’abbattimento di confini, che invita le marche a conversare come persone e le persone a fare “personal branding” come le aziende, lo storytelling è quello che può accontentare entrambi.
3- Aiuto, uomo in mare!
Ad essere onesti, dopo un po’ che si usa il nuovo profilo, si rischia di annegare nel mare di immagini, testi, date, link e clicca-qui e clicca-là. Il profilo sta, già ora, diventando complicato. Le “cerchie” da settare, le liste di amici da cui ricevere tutti gli aggiormenti, il tasto subscribe, le iconcine degli eventi importanti: postare un aggiornamento di stato consapevole sarà sempre più difficile. E purtroppo il Social della grande F non fornisce delle indicazioni davvero chiare e complete per tutti su come funzionano le combinazioni di mille bottoncini. E il futuro non promette bene perché le cose sembrano complicarsi ancora di più. Se Facebook punta – almeno in America – a inglobare la TV, le notizie, la musica, le mail, insomma a diventare Internet, allora le persone saranno stimolate a postare sempre di più: ogni melodia ascoltata, ogni notizia letta, ogni video visto potrebbe – se non avete fatto i giusti settaggi – inondare i vostri wall. Come minimo ci vorrebbe un’intera squadra di baywatchers pronti a salvare chi potrebbe annegare fra i mille aggiornamenti!
Inoltre, in questo mare di notizie, le aziende e le loro applicazioni, saranno in grado di distinguersi? La risposta è ovvia: solo se i contenuti saranno incredibilmente utili o divertenti. Ma ecco che ad ogni problema il social blu offre una soluzione: in questo caso rimane sempre l’opzione – a pagamento – del Social Adv…
Donazioni online? Serve la svolta
Il progetto 1ClickDonation è ripartito con una nuova gara di solidarietà e a noi è venuta voglia di guardare dentro al mondo delle charity che operano anche online, così come stanno facendo le 1.652 organizzazioni che si sono iscritte (o sono state iscritte dai fan) alla piattaforma 1ClickDonation che trasforma un semplice gesto in un atto d’amore. E così da una ricerca online abbiamo scoperto che…
Le donazioni online sono un mondo tutto da scoprire. Per prima cosa sono una realtà che si sta evolvendo lentamente perché il popolo della Rete sta crescendo e cominciando a prendere confidenza in questi anni con le connessioni Internet e le carte di credito. Nel 2010 la crescita delle donazioni infatti è stata del due per cento. Non molto se si pensa che le persone che hanno scoperto il www sono il 12 % in più rispetto all’anno precedente la ricerca.
Ma per coloro che donano, l’interesse c’è ed è forte, tanto che chi dona lo fa in media ogni tre mesi con cifre che si aggirano intorno ai 50 euro in un anno. E se state pensando che la crisi abbia influito su questa cifra, sarete sorpresi: coloro che hanno risposto alla ricerca dicono di no. E anzi, si contano anche picchi di 200 euro all’anno, soprattutto per le adozioni a distanza.
Gli uomini donano più per il tempo libero e per l’ambiente. Le donne donano per gli animali e le adozioni a distanza. In assoluto sono le donazioni verso i paesi poveri, la ricerca scientifica e l’aiuto all’infanzia i settori che le persone a 3w ritengono più interessanti.
Un dato ulteriore che emerge è la ricerca delle Organizzazioni No Profit sul web: naturalmente la presenza digitale e dunque su blog, Facebook, e tutto quello che vi viene in mente, è cosa gradita alle persone che fanno donazioni; il 60% del popolo a tripla w usa Internet e i social network e di questi quasi la metà legge regolarmente informazioni delle organizzazioni sui blog e sui social. Tanto che l’88% vorrebbe trovare informazioni dell’associazione del cuore su Facebook (voi ci siete?).
Anche questa volta si conferma l’importanza della Rete per la diffusione di messaggi e informazioni: la comunicazione di risultati, progetti e partecipazione ad eventi è sempre e comunque una cosa gradita.
La presenza su internet delle Organizzazioni No Profit facilita l’incontro ed è auspicato da chi ogni mese mette la mano sul cuore (e sul portafoglio) per aiutare gli altri. Nello specifico dal 67% di chi naviga e dona.
Le stesse considerazioni si possano fare anche se si donano dei click e se si aiutano gli altri con un gesto semplice, ma che comunque rimane un gesto d’amore e di empatia: restare in contatto con i propri sostenitori è fondamentale. Dimostrare loro il proprio impegno e il proprio lavoro è quasi un atto dovuto. D’altra parte una crescita così piccola delle donazioni fatte dalle persone tramite carta di credito e bollettini postali manda un messaggio: la necessità di una innovazione. E’ un po’ questo il senso di 1ClickDonation: un’innovazione necessaria che avvicina chi si sta cercando, ovvero,la volontà delle aziende di fare del bene e le organizzazioni che hanno le conoscenze e gli strumenti per operare sul territorio quel cambiamento in meglio di cui – noi tutti – ci siamo fatti portatori con un semplicissimo gesto. Un click.



