Banner vivi o banner morti?

un'immagine ripassata da Pixazza

Foto con effetto Pixazza

Pare che i banner non li clicchi più nessuno. Ci hanno provato in tutti i modi a renderli intressanti: li hanno fatti enormi, tremolanti e perfino “sfuggenti” (quelli che quando tenti di chiudere la finestrella, questa si mette a correre per tutta la pagina!). Ma i banner stanno comunque morendo. Queste “affissioni del web” sono le forme di pubblicità di cui, secondo Nielsen, ci si fida meno al mondo e anche quelle considerate meno utili dagli americani.

Dunque, come si fa oggi pubblicità su Internet? Certamente si continua ad investire in campagne display, ma queste stanno diventando multimediali e interattive. Fra le più famose campagne banner ci sono due esempi molto divertenti. Uno è quello del correttore Tipp-ex su You Tube: grazie ad un’integrazione fra il video “A hunter shot a bear” e il banner laterale, si crea una storia coinvolgente in cui sono le persone a decidere il finale. Un altro esempio è quello della Pantene-Hong Kong: qui l’immagine banner – un enorme pettine – scende sulla pagina, spazzolando i caratteri! In generale, una tendenza a cui i banner si stanno adattando, è quella del video. Le famose “gif animate” stanno diventando dei widget all’interno di siti. Questo permetterebbe ai visitatori di non interrompere la lettura e dunque di dare continuità all’esperienza di scoperta del sito, anzi di arricchirla. Involver punta proprio su questo: offrire piattaforme per sostituire i banner e creare campagne di web marketing coinvolgenti. Si possono così aggiungere video nelle pagine social, oppure  immagini ad hoc. E poi c’è Pixazza: altro che banner! In pratica, passando il mouse su immagini che contengono un layer aggiuntivo (lo si nota grazie a dei “segnali” come delle piccole etichette gialle o dei pallini blu), si raggiungono i siti di e-commerce dove i prodotti  mostrati sono venduti. Il servizio ha delle potenzialità enormi: potrebbe diventarel’ Ad words delle immagini, infatti Google sì è già interessato all’iniziativa.

Ma c’è anche chi sostiene, invece, la validità dei banner: sono i metodi di rilevazione delle performace, che non sono adatti! Per Mediamind le campagne display, anche se non cliccate, verrebbero comunque viste e porterebbero così più visite nel sito dell’advertiser  (con un aumento del 46% nelle 4 settimane successive alla campagna display). E perfino la possibilità che le persone facciano una ricerca in un motore usando il brand aumenta del 38% nelle 4 settimane successive.

Sarà vero? Voi che ne pensate: meglio il coinvolgimento e il divertimento o basta che la marca si veda sempre e comunque?